App, uno su mille ce la fa – Wired.it

La ricerca pubblicata da unazienda di consulenza avverte: questo mondo non è una cuccagna, per guadagnare dovete spendere. O colate a picco14 maggio 2012 di Lorenzo Longhitano.

Doccia gelata per tutti gli sviluppatori che sognano un futuro nel business delle applicazioni per smartphone.

Ad aprire il rubinetto dellacqua fredda è App Promo, azienda dedicata a fornire consulenze di marketing ai mobile developer. La ricerca pubblicata pochi giorni fa sul loro sito è un segnale dallarme per chiunque voglia buttarsi nelluniverso di App Store e compagnia: il mercato è maturo, sono finiti i tempi in cui bastavano le idee e per riuscire a guadagnare qualche soldo in questambito servono investimenti cospicui. Per ogni Instagram che sfonda infatti cè un numero non trascurabile di startup che in questo mare non stanno a galla.

Anzi, sono la maggioranza: secondo App Promo, l80% delle app non genera profitti, mentre il 59% risulta in perdita, non riuscendo a coprire i costi di sviluppo. Se la cava una percentuale molto bassa di progetti siamo al 12%, che riescono a portarsi a casa cifre sullordine dei 50mila dollari a fronte però di un investimento iniziale non inferiore a 30mila. Dal boom di iPhone nel 2007 ad oggi lofferta si è moltiplicata a dismisura, mentre non sono diminuiti i costi di sviluppo: per creare unapp spendi quanto spendevi 5 anni fa, ma devi vedertela con una concorrenza parecchio più numerosa. In più la percezione del valore delle app ossia quanto un utente è disposto a spendere per scaricarla è diminuita, e ora oscilla in media tra i 70 centesimi e i 2 dollari.

La colpa è della diffusione del modello freemium messo in atto da chi ha le spalle per permetterselo: scarichi gratis, e le funzionalità aggiuntive le compri allinterno dellapp stessa. Certo, App Promo porta acqua al suo mulino: la sua attività principale è proprio la consulenza agli sviluppatori nellambito della promozione. Ma questi dati dipingono oggettivamente un mercato molto meno naif di quello di un paio danni fa; si delineano sempre di più i blocchi di potere dei grandi publisher, e gli sviluppatori che vogliono sfondare muovendosi da indipendenti non possono pensare che basti una buona idea e tanta volontà. Del resto neanche AngryBirds è partito proprio da zero, anzi.

via App, uno su mille ce la fa – Wired.it.

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