Il futuro sarà questo…

stampa a casa quello che ti serve....

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Dezeen Book of Ideas lo voglio!

Dezeen Book of Ideas.

Turning Computer Animated Characters into Reality using 3D Printing – Its a 3D World

As we spoke about in this previous blog post, there remain a number of technological gaps between what we know as 3D content and 3D printing. Computer animation is one such area. The video above shows how articulated deformable characters from computer animation can be transformed into real 3D printed models that move in the same manner as the computer generated animation. This is significant because no methods currently exist for automatically fabricating animation using additive manufacturing technologies.

The professors and student in this unique study (Baecher, Bickel, James & Pfister) have proposed a method that takes a skinned mesh as input, then estimates a fabricatable single-material model that approximates the 3D kinematics of the virtual character!

I’ve even had the pleasure of interviewing one of the study’s authors, Moritz Baecher, which you can read below:

Sam GreenPlease tell us a little about yourself?

Moritz Baecher: Hi, I’m Moritz Baecher. I studied computer science at the Swiss Federal Institute of Technology where I graduated with a Master in Visual Computing in 2007. Prior to graduation, I interned with the Mitsubishi Electric Research Laboratories in Cambridge (USA) and spent half a year as a research fellow at Harvard. I’m currently a fifth year Ph.D. student in the Graphics, Vision and Interaction Group at Harvard’s School of Engineering and Applied Sciences working with Professor Hanspeter Pfister.

SG:  Why did you choose to print the models on the Objet system?

MB: We started working with Objet 3D printers because of their unique property of allowing us to print with a range of materials at a high resolution. Our character models consist of a set of limbs jointed together with ball-and-sockets and hinges. With Objet’s system we were able to reduce the required minimal gap between movable parts to 0.3 mm. This allows us to keep more of a character’s articulation (at a given scale) than on other systems.

SG: Which Objet system were you using?

MB: The Objet Connex500. (read more about the Objet Connex system here)

SG: What’s your feedback on the functionality of the materials and the print quality?

3D Printed Hand with Articulated Ball and Socket Joints in Objet ABS-like material

MB: We’ve printed with VeroClearVeroBlack, and Objet’s ABS-like Digital Material. The advantage of VeroClear is its transparency: the joints of a printed character are visible. The advantage of the ABS-like material is its strength. It allows us to print models with functional and durable joints at smaller scales. The detail in the printouts is incredible. However, while our software supports full color, we haven’t been able to print colored characters yet. It would be nice to see Objet’s system support full color printing in the future.

SG:  What other projects will you be doing with the Objet system in future?

MB: In our current research projects, we are looking into new ways of adding “3D print button” functionality to 3D software packages. The printouts are going to be a ton of fun to play with and look at!

SG: Moritz, many thanks and we look forward to seeing more of your 3D print-outs really soon!

MB: Thank you very much! All the best.

viaTurning Computer Animated Characters into Reality using 3D Printing – Its a 3D World.

Come funziona la stampa 3D?

Gioielli, giocattoli, prototipi, modellini: sono solo alcune delle applicazioni di un settore in crescita esponenziale. Nel giro di 10 anni punta a rivoluzionare la manifatturaQuando verso la metà degli anni ’80 cominciarono a circolare i primi macchinari per la stampa 3D, pochi erano pronti a scommettere che quella tecnologia avesse qualche chance di guidare una vera e propria rivoluzione in ambito manifatturiero. Al tempo l’unica tecnica disponibile era lastereolitografia, che consisteva appunto nello stampare strati di fotopolimeri modellati attraverso l’utilizzo di luce ultravioletta e via via sovrapposti a formare la riproduzione più o meno fedele di un oggetto tridimensionale. Si trattava di un processo lento e costoso (un macchinario poteva arrivare a costare anche 500mila dollari) e dunque poco appetibile per un’applicazione su vasta scala.

A quasi trent’anni di distanza la situazione è drasticamente cambiata. Il costo dei macchinari nel corso degli anni è letteralmente crollato, al punto che da più di 10 anni molte aziende sfruttano la stampa 3D per costruire prototipi tridimensionali in materiale plastico senza dover attivare un intero processo di produzione ad hoc. Ma è solo negli ultimi anni che i macchinari per la stampa tridimensionale hanno raggiunto costi talmente bassi da consentire una potenziale diffusione a livellodomestico. Basti pensare che esistono compagnie come MakerBot che hanno già messo in vendita stampanti 3D di piccole dimensioni il cui prezzo non supera i mille euro (alcune addirittura si spingono sotto i 500). Esistono poi tecniche che riprendono il concetto della stereolitografia come il Digital Light Processing(fotopolimero indurito per mezzo della luce).

Vantaggi: economico, pochi sprechi e una crescente versatilità

I vantaggi della stampa 3D sono innumerevoli, un po’ come i possibili campi di applicazione. Va detto innanzitutto che questa tecnologia sta diventando sempre più a buon mercato, macchinari e inchiostro (in realtà il più delle volte è un materiale plastico) diventano sempre più abbordabili, in più la tecnica di fabbricazione a deposizione permette di sprecare pochissima materia prima (laddove invece i grandi processi produttivi producono tonnellate e tonnellate di scarti). La tipologia di materialiutilizzabili si sta ampliando (seppur lentamente) e alcune multinazionali che operano in campo automobilistico o aeronautico hanno già cominciato a produrre le prime parti in titanio. Queste stesse industrie possono in questo modo produrre singole componenti senza dover avviare un intero e dispendioso processo produttivo, o ristampare alcune componenti poco funzionanti senza dover riconsiderare il progetto nel complesso. Recentemente sono state sviluppate tecniche per produrre oggetti costituiti da diversi pezzi già assemblati. Inoltre, la sinterizzazione laser permette di forgiare oggetti con materiali più leggeri di quelli solitamente utilizzati, e di ottenere strutture e forme prima inconcepibili.

Svantaggi: tempi di lavorazione lunghi e controllo qualità difficoltoso

Un conto è quando una persona vuole produrre una manciata di vasi in plastica per mettere alla prova le sue velleità creative, un altro è quando questa tecnologia viene impiegata a livello industriale con l’obbiettivo di produrre pezzi completi in massa. L’aspirante vasaio può passare tempo a perfezionare il suo modello sul computer e poi lasciare che la stampante si occupi del resto, l’industriale invece ha bisogno che il risultato finale risponda a criteri elevati di qualità (e sicurezza) e, soprattutto, ha bisogno che il risultato arrivi in fretta.

Il tempo, ecco il problema principale della stampa 3D: la produzione di un singolo oggetto costa un’enorme quantità di tempo, e più l’oggetto è complicato (e grande) più questo tempo si dilata. Il secondo ostacolo alla diffusione di queste tecniche è la difficoltà nell’eseguire un effettivo controllo qualitativo sulla produzione degli oggetti: dal momento che ogni pezzo prodotto può essere costituito da migliaia di strati di materiale, è difficile controllare quali strati riportino imperfezioni e in che modo questo possa compromettere la funzionalità dell’oggetto.

 

Da questo punto di vista la tecnologia di stampa 3D deve fare ancora molti passi in avanti, in modo da garantire la produzione di oggetti e componenti identici in ogni singolo dettaglio.

Prospettive: dal motore del boeing alle protesi mediche

C’è chi ne vuole comprare una per fabbricarsi gioielli in plastica, ci sono i nerd che hanno già cominciato a plasmare modelli virtuali per le loro action figure, ma chi ha più interesse nel futuro sviluppo delle tecnologie di manifattura additiva, sono le industrie manifatturiere. Nonostante gli svantaggi e i problemi a cui abbiamo accennato sopra, le tecniche di stampa 3D (in particolare la sinterizzazione laser) sono già utilizzate in diversi campi. La General Electric, ad esempio, ha già cominciato a produrre iniettori carburante per i motori dei jet Boeing 787 Dreamliner “stampando” 20.000 diverse componenti successivamente assemblate nel motore. Per l’anno a venire, l’azienda ha già in progetto di sfruttare la sinterizzazione laser per produrre strisce di titanio da montare sulle pale dell’elica che serviranno a eliminare più facilmente i detriti raccolti in volo. La compagnia europeaEADS invece sta sfruttando questa tecnologia per produrre componenti satellitari. Ma sono diversi i settori che hanno deciso di affidarsi (o almeno di provarci) alla stampa 3D, come ad esempio l’ingegneria biomedica, che sta valutando la possibilità di impiegare materiali ceramici per la produzione di protesi e innesti.

Come abbiamo spiegato, perché la stampa 3D possa davvero avere un ruolo determinante nell’industria manifatturiera del futuro, è prima necessario superare i limiti rappresentati dalle tempistiche di produzione, dai materiali utilizzabili e dai sistemi di controllo qualità. Ma nel frattempo le previsioni in merito si sprecano e l’argomento è stato dibattuto al punto da generare due fronti contrapposti: c’è chi focalizza l’attenzione sui problemi di copyright che una diffusione massiccia di stampanti 3D potrebbe generare, e dall’altra parte chi intravede nella manifattura additiva un soddisfacente surrogato del teletrasporto. Quello che è certo è che le tecniche di stampa 3D per ora continuano a spopolare come dispositivi per la produzione di prototipi a basso costo, settore in cui si stanno raggiungendo livelli prima impensabili.

fonte: wired.it

Start-up…prendiamo coraggio.

Sono 4 anni che lo dico, 4anni in cui non ho concluso un cazzo.

Questo paese tende a spezzarti le gambe(o se vogliamo fumettisticamente bucare la nuvoletta) prima che tu possa iniziare anche solo a sognare..ad immaginare…

è quello che mi è capitato,che mi capita di continuo…il termine principale è PAURA.

Paura di sbagliare, paura di non essere presi in considerazione,paura di non trovare i fondi (più che paura realtà), paura di non trovare qualcuno che segua la tua idea e che ci si applichi insieme a te (altra realtà)….

insomma tanti tanti fattori che ti fanno demordere, la crisi, il paese, la burocrazia, l’assenza di persone motivate e volenterose…

Tutto porterebbe a pensare: ” Lascia Perdere, non è cosa…magari in un altra vita”…

Ehhh l’italia, il bel paese…rimasto indietro anni luce, tanto bello quanto goffo, tanto ricco di talento quanto sprecone nel non sfruttarlo.

Questa fuga di cervelli e di idee dallo stivale, dovrebbero far riflettere e invece la gente gongola…

Vai su Wired.com e raccontano delle startup italiane di successo, coloro che ce l’hanno fatta…vai su altri siti e leggi gli intervistati che dicono: “è un momento in cui c’è più spazio, perché le aziende hanno paura di muoversi e fanno pochi investimenti”

insomma tutte belle parole… ora c’è la moda dei Talent Garden o Creative Hub… praticamente degli uffici in affitto ad ore….

La cosa più forte però è il fenomeno del crowdfounding che sulla scia del successo di Kickstarter, ti fa credere che la gente sia disposta a credere nelle tue idee e darti i soldi per realizzarle…. ah ah ah grasse grosse risate.

La realtà che qui, se vuoi andare avanti devi avere contatti e conoscenze, agganci e spinte per far raggiungere, forse, la tua idea a qualcuno che ci investa.

Forse è pià semplice andare a cercare investitori all’estero…però siamo sempre lì , estero, non italia.

Io non mi demordo, sono testardo,”cocciuto” e sognatore… Ho un progetto  che comprende una serie di innumerevoli idee alcune forse flop alcune secondo me di successo… tutto sta ad arrivarci prima degli altri.

Ricordo che nel 2009 avevo buttato giu su un quaderno un idea per un Gioco sparatutto con realta aumentata incentrata sulle innovative funzioni del giroscopio dell’iphone… era un sogno una cosa che rimane come “sarebbe una figata esistesse”… beh qualcuno ci ha creduto e l’ha trasformata in realtà: http://www.techthisone.com/iphone-gun-appblaster/

 

 

Di fatto resta che sono sempre alla ricerca di un modo per riuscirci, che sia un fallimento o un successo non mi interessa DEVO provarci.

en-US – startupinitiative.com.

David A. Reeves Photography

 

Questo tipo è un genio…guardate il suo blog per capire…

David A. Reeves Photography.

Use a Keychain Stamp to Turn Anything into a Business Card

 

Use a Keychain Stamp to Turn Anything into a Business Card.

Vendere Foto – Guida Pratica 1 | faberfoto

Sto da un bel po’ di tempo considerando di provare a vendere qualcosa sul microstock…

ho provato a realizzare elementi grafici, e adesso ancora sto lavorando assiduamente su elementi e illustrazioni da vendere.

Putroppo farsi accettare i file è molto complesso, e per ora non sono ancora riuscito a farmi accettare qualcosa sebbene ci ho lavorato molto.

Come sto facendo io ora, consiglio vivamente di leggere queste indicazioni a chi voglia cimentarsi nel vendere proprie foto e/o illustrazioni….

è un mercato da non sottovalutare, i guadagni se ci si dedica possono essere soddisfacenti e portare ad un buon arrotondamento mensile..

ma non è cosi semplice come sembra…bisogna sudarseli!

ecco come fare:

Vendere Foto | faberfoto.

Vendere Foto – Guida Pratica 1 | faberfoto.

Benoit Paillé: Surreal Landscape Photography

Montreal-based photographer Benoit Paillé is turning out some interesting landscape photography using a 1×1 meter, suspended, glowing square. And it’s worth noting that Benoit’s images are not Photoshopped.

Benoit Paillé:
“I hate lanscape. So I decide to stage my own vision of lanscape. I create an art light installation for poetic space/time purpose…

…This is a photography of light installation (real light, real square 1×1 meter) I set in nature or where during the night you have usually no lightning, I try to redefine the space/landscape for my own purpose: create a poetic space/time moment. And questioning the reality of what is a landscape.”

 

 Surreal Landscape Photography
 Surreal Landscape Photography
 Surreal Landscape Photography
 Surreal Landscape Photography
 Surreal Landscape Photography
 Surreal Landscape Photography
via [Colossal]

 


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